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Il dovere di essere felici – Omraam Mikhaël Aïvanhov

Namastè a tutti!

In questo articolo vi vorrei recensire in maniera diversa dal solito, un libricino molto particolare che parlerà della felicità attraverso le piccole cose quotidiane. Buona lettura! 🙂

Omraam Mikhaël Aïvanhov - Wikipedia

Omraam Mikhaël Aïvanhov, l’autore di questo libro, è nato nella Repubblica della Macedonia del Nord il 31 Gennaio del 1900.
Egli è conosciuto per essere stato un filosofo e pedagogo bulgaro di origine macedone, inserito nella tradizione spiritualista giudaico-cristiana e universalista della “Scuola bulgara” di Peter Deunov.
Le tematiche ricorrenti negli scritti di questo autore sono l’uomo e il suo perfezionismo o, sarebbe meglio dire, l’uomo e la sua mania di costante controllo e ricerca della felicità nel rifiuto del dolore.
Egli attinge informazioni dalla scienza dei simboli, dalla cabala, dall’astrologia e dell’alchimia attraverso cui affrontare temi di natura esistenziale. I suoi classici consigli puntano soprattutto alle azione applicabili nella propria vita quotidiana, semplificando così l’esoterismo e la spiritualità ad un pubblico che non è ancora consapevole.

Pascal portava ovunque il proprio abisso.
Ahi, tutto è abisso! azione, desiderio,
Sogno, parola; e sui capelli ritti
Sento più volte scorrere il vento
Dalla paura. In alto, in basso, ovunque,
Lo spazio orrendo e attraente…

[…]

Da tutte le finestre altro non vedo
Che l’infinito, e il mio spirito, sempre
In preda alla vertigine, invidia
L’insensibilità del nulla.

[…].

L’abisso – Baudelaire

Questi qua sopra sono dei frammenti di una poesia di Baudelaire, un poeta francese maledetto del 1800. Premessa fatta, ora immaginatevi di uscire di casa ed essere in un luogo chiuso, circondati da altre persone che nell’attesa, per esempio di un mezzo di trasporto, iniziano a tormentarsi la mente con i pensieri espressi nella poesia. Voi non ne verrete mai direttamente a conoscenza, a meno che non sappiate leggere la mente dell’altro, però sicuramente sarete in grado di percepire un’atmosfera pesante, strana e nel caso ci iniziaste a parlare, il vostro corpo potrebbe rifiutare la loro energia e in entrambi i casi, a prescindere se ci abbiamo parlato o meno, se siete persone più sensibili del normale, acquisirete anche voi il loro stato d’animo senza alcun apparente motivo.

Adesso però vi chiedo: immaginate se quella persona siete voi, inabissati troppo nel vostro dolore oppure ancora rabbiosi per una lite appena conclusasi. Prenderete il mezzo per andare dove dovrete andare, ma col pilota automatico, senza far caso a cosa e chi vi circonda; ebbene in quel momento state solo riempiendo quel mezzo e lo stato d’animo delle altre persone a bordo con la vostra energia negativa.

Aïvanhov, non dice che sempre sbagliato essere negativi, ma se lo siete dovreste restare isolati senza temere la solitudine e l’isolamento, magari evitate anche di andare dai vostri amici per sfogarvi. Andate fuori e immergetevi nella natura, state in casa e ascoltate buona musica allegra oppure raccogliete in uno zainetto immaginario tutti i momenti in cui eravate completamente felici e consapevoli di voi stessi ed evitate di vedere il dolore e i momenti difficili come un qualcosa di negativo privo di senso e significato. Spesso, come disse Kahlil Gibran: “le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza e i caratteri più solidi sono quelli cosparsi da cicatrici“; perciò la sofferenza e i momenti difficili in realtà ci rendono più forti sia mentalmente che fisicamente.

Siamo tutti consapevoli dei nostri sforzi fisici, molti scelgono di loro spontanea volontà di allenarsi o scalare cime ardue e nessuno si scandalizza, però verso lo sforzo mentale?
La gente reagisce o in maniera compassionevole o con ripudio. Il dolore, invece, può essere visto anche in maniera positiva; certamente le esperienze positive sono state molto utili per il nostro sviluppo interiore e l’evoluzione della nostra psiche, ma anche quelli negativi, se comprensi, ci hanno elevato.

Kundera scrisse un libro “L’insostenibile leggerezza dell’essere” a cui Italo Calvino commentò: “Il suo romanzo ci dimostra come nella vita tutto quello che scegliamo ed apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile. Forse solo la vivacità e la mobilità dell’intelligenza sfuggono a questa condanna…
Non starò qua a riassumere “l’insostenibile leggerezza dell’essere”, però sia Calvino che lo stesso Kundera non sbagliano quando affermano che solo la vivacità (intesa come volontà di vivere e ricercare la luce nelle cose e nelle persone) e la mobilità dell’intelligenza (intesa come capacità di focalizzare la mente in qualcos’altro quando si è consapevoli che una determinata situazione o stato d’animo sono diventati insostenibili) aiutano e sono necessarie per affrontare il peso della vita. Esistono effettivamente rimedi per discostarsi dalla negatività e per quanto banali e semplici possano essere, non si dovrà mai andare troppo in profondità; piuttosto sarebbe meglio imparare ed apprezzare i piccoli gesti gentili che ogni giorno possiamo sia ricevere che dare.

Qual è all’ora l’ingrediente segreto per la felicità?

DARE!

Ci sono persone che Aïvanhov chiama “esseri celesti” i quali amano la luce e quando vedono un essere circondato dalla luce, accorrono a lui. Quindi emanate luce, irradiate gli altri, permettete agli altri di starvi vicino quando siete felici e non accorrete dagli amici solo quando siete afflitti. “Ciò che si ama negli esseri è la poesia: qualcosa di leggero e luminoso che si ha bisogno di guardare, di sentire, di respirare, qualcosa che tranquillizza, armonizza, ispira…” Quando uscite di casa salutate le altre creature, fregandovene di quelle che non risponderanno o vi guarderanno male; alcuni non vi comprenderanno, ma quante altre persone in compenso, riuscireste a rendere felici e saranno in grado di comprendervi?
Si vive per tutta la creazione: esiste una quantità di creature che sapranno apprezzare il vostro amore, ed è questo l’essenziale.” Perciò salutate, siate sorridenti, fate complimenti spontanei alle persone, date voi stessi agli altri e non siate egoisti. Una fontana donando la sua acqua è in grado di attrarre l’uomo, gli animali e le piante ad abbeverarsi da essa, non chiede nulla in cambio.
Fate perciò anche voi altrettanto e la Terra con la società diverrà un posto migliore.

E voi cosa ne pensate?

– Olistic Path

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Il bambino che imparò a colorare il buio – B. Mills, N. Sparks

Namastè cari lettori!

In questo articolo vi racconterò in breve un libro di cui vi suggerisco la lettura in quanto estremamente scorrevole, divertente e, al contempo, formativo.

“Il bambino che imparò a colorare il buio” è un libro che aiuta a trovare la felicità in un periodo di sconforto emotivo attraverso la narrazione di una storia.
Tutti noi conosciamo lo scrittore Nicholas Sparks, le cui trame di diversi libri sono le une simili alle altre, tranne però per questo, il quale si diversifica nettamente rispetto i precedenti lavori. Infatti, come detto precedentemente, la scrittura è scorrevole e per nulla ricercata; l’unica eccezione è per l’utilizzo di alcuni termini presi dalla lingua Lakota. Questa decisione è stata fatta consapevolmente in quanto l’intento dell’autore è proprio quello di permettere al lettore di inserirsi totalmente all’interno del contesto della narrativa.

Il libro narra la storia di un bambino alle prese con la depressione e il timore di perdere il controllo, entrambi causati dalla morte prematura della giovane sorella, la qualche per il bambino era anche un’amica. Nello sconforto parlò con il suo ate (di certo seppur fosse infelice, possedeva ancora la forza di lottare e questo lo rese ben lontano dal preferire la morte, piuttosto che sperare di trovare una soluzione) il quale gli diede un rotolo di pergamena che conteneva un percorso di consapevolezza rappresentato attraverso 7 figure, le quali però non sarà il padre a spiegarle, ma l’Uomo ovvero, il Tunkasila che vive nelle Paha Sapa.
Le 7 figure con i relativi significati sono:

  1. IKTUMI – inganno
  2. L’UOMO CHE DISEGNA – consapevolezza di cosa voglio e che cos’è quello che voglio
    Felicità:
    1. la felicità è un’emozione che ci fa sentire in un certo modo
    2. la felicità ci viene da dentro ed è qualcosa che solo noi possiamo controllare
    3. la felicità non dipende da eventi esterni
    4. bisogna imparare ad essere felici
    5. Bisogna desiderare la felicità
    6. la felicità può essere uno stato d’animo permanente
  3. FUOCO – come il fuoco, anche la felicità non è sempre essenziale, ma se riusciamo ad essere sempre positivi, allora la felicità non sarà altro che un beneficio
  4. L’UOMO SEDUTO SOTTO L’ALBERO – la meditazione ti aiuta a trovare la felicità dentro di te
    STORIA DELLA GHIANDA : “Questo è il seme di una quercia. Ora è piccolo e fragile, persino gli scoiattoli possono distruggerlo. Tuttavia, se scamperà a tutti i pericoli, con il tempo crescerà fino a essere qualcosa di forte e potente. La ghianda è la quercia del futuro, è il primo passo del lungo processo di crescita dell’albero”
  5. RAMOSCELLI – le 10 verità e concezioni della vita
    Queste 10 verità seppur semplici anche da spiegare, necessitano di tempo per essere fatte proprie e renderle parte della propria esistenza. Infatti il tempo necessario sono 10 cicli lunari e non si potrà passare a quella successiva finché non si è acquisita quella precedente.
  6. L’ALBERO SACRO, FIUME E PAHA SAPA – contatto con la natura, ringraziare Wakantanka, attività fisica
  7. LE STAGIONI – apportare cambiamenti quando qualcosa ti rende infelice
  8. VIAGGIO – pace eterna

David dopo aver appreso gli insegnamenti dell’uomo si diresse verso casa su un pick-up, in seguito scese e proseguì a piedi, ma sia per la stanchezza che per il caldo, svenne al cimitero scoprendo, una volta risvegliato, che era stato tutto un sogno e quell’uomo era Dio.

Grazie per la lettura

Voi cosa ne pensate?

– Olistic Path