Pubblicato in: Citazioni del giorno

31 Luglio 2021

Dobbiamo sempre essere disturbati dalla verità

– Dogen

Nato nel 1200 a Kyoto, Dogen era figlio di una ricca famiglia, ma all’età di due anni perse il padre, mentre a sette anni perse la madre, la quale però prima di morire lo invitò a ricercare la verità spirituale. Egli di fatto divenne un monaco buddhista.

Pubblicato in: Meditazioni, Tecniche psciologiche

Scrittura autobiografica

Namastè a tutti!

Come promesso quest’oggi vi voglio donare una tecnica psicologica che potete applicare su voi stessi senza il supporto di uno psicologo.
In questo articolo vi fornirò degli esercizi e vi spiegherò come applicarli, ma l’analisi successiva ve la tramanderò solo via mail così che l’esercizio venga eseguito senza manipolazione. Perciò prendete carta e penna, provatelo e poi scrivetemi all’indirizzo olisticpath@gmail.com. Sarò pronta ad accogliervi al primo step di questo lungo cammino olistico 🙂

La penna è più lenta del pensiero. Per questo è superiore. Riesce a cristallizzare attimi di vita, emozioni, sensazioni e pensieri che sfuggono alla mente

– A. Siani

La scrittura autobiografica è un modo per comprendere come rappresentiamo noi stessi. Questo è inoltre uno strumento duttile che può essere applicato anche in situazioni più specifiche oltre che favorire una integrazione tra gli emisferi cerebrali.

A questo punto, dopo un breve accenno sui vantaggi di questa pratica, vi darò delle linee guida per praticarla il meglio possibile.
Come prima cosa, per ottenere il focus mentale giusto per scrivere attraverso la propria essenza e non giudizi esterni che le persone attorno a noi possono avere sul nostro conto, vi invito a svolgere un breve esercizio sul respiro ogni qualvolta vogliate utilizzare questo strumento.

ESERCIZIO 1

Vi fornisco un video che reputo ideale per rilassarsi, perché questo è il segreto per entrare in contatto con il proprio sé interiore più autentico: il respiro; questo in quanto, senza esso non vi sarebbe vita. Perciò chiudi gli occhi e:

Una volta eseguita questa pratica, vi consiglio di aspettare un paio di secondi. Poi in silenzio prendere la penna e iniziate a scrivere.
Kelly aveva proposto una prescrizione al quanto articolata e particolarmente attenta alla selezione delle parole che appaiono pesate con grande attenzione.


Vorrei che scrivesse un bozzetto del carattere di… (si riferisce alla persona che scriverà il testo), proprio come se fosse il personaggio principale di una commedia. Lo scriva come potrebbe scriverlo un amico benevolo e che la conoscesse molti intimamente, forse meglio di chiunque l’abbia conosciuta. Si ricordi di scriverlo in terza persona; per esempio cominci dicendo: “… è…”

ESERCIZIO 2

Questo esercizio invece va svolto in due!

Mettete una musica rilassante e fate leggere all’altra persona il seguente testo. Ad ogni punto, fate una pausa di tre secondi e :

Chiudi gli occhi e rilassati. Lascia che anche i muscoli del collo braccia. Delle mani. Del petto Delle gambe. Dei piedi. Si rilassino. Lasciati andare.
A questo punto, ascolta il tuo respiro, seguilo. Inspira dal naso. Espira, piano piano, dalla bocca. Segui il respiro che entra e che esce. Stagli vicino.
Ora, continuando a respirare come prima e continuando a rilassarti sempre di più, lascia che tua mente segua queste parole:
Sei in mezzo alla natura, in un luogo a te familiare che ti porta pace e tranquillità.
Cosa vedi attorno a te? (non serve parlare, basta immaginare)
E’ giorno o è notte? Dove sei? Che stagione è?
(un minuto di silenzio)
Mentre ti osservi attorno, vedi qualcuno arrivare. Quando ti si avvicina, comprendi che sei tu quando eri piccolo.
Quanti anni hai?
Inizi a parlarci e a camminarci assieme.
Di cosa parlate, come camminate?
Ora però il bambino deve andare, ma prima di partire ti da qualcosa.
Cos’è? Come vi salutate?

Adesso apri gli occhi piano piano e inizia a scrivere quanto hai visto, descrivilo. Cosa hai sentito? Come era quel bambino? In che luogo eri? Cosa è successo?

Una volta terminato di scrivere il testo, mettilo da parte per qualche ora. Poi scrivimi via mail così che ti possa fornire la tecnica per analizzarlo e trarvi tutti i vantaggi possibili, possibilmente specificate quale esercizio avete fatto.

olisticpath@gmail.com

Ti ringrazio per essere stat* con me durante questa tratta.

– Olistic Path

Pubblicato in: Citazioni del giorno

25 Luglio 2021

Il problema non è tuo, è solo la tua mente. Inizia dissociandoti dalla tua mente. Ricorda risolutamente a te stesso che non sei la mente e che i problemi non sono tuoi

– Sri Nisargadatta Maharaj

Nato nel 1897 è stato un maestro spirituale indiano. Nel 1924 si sposò ed ebbe tre figli, ma all’età di 33 anni conobbe il guro Sri Siddharameshwar Maharaj che gli insegnò a concentrarsi sul mantra “Sono il Supremo”. Dopo qualche giorno il guru morì e Nisargadatta nel 1936 raggiunse il moksha ovvero la liberazione, poi andò per un periodo nell’Himalaya per infine tornare dalla famiglia e proseguire la sua normale vita.

Pubblicato in: Cultura, Libri

Da Buddha a Osho 365 insegnamenti – Alfredo Facchini

Namastè a tutti,

da oggi inizieremo a vedere ogni giorno una citazione diversa seguendo questo libro.
Per ora vi spiegherò chi erano i due grandi pensatori citati nella copertina.

BUDDHA

Il Buddha è stata una figura realmente esistente che fondò il buddismo. Il suo vero nome è Siddhartha Gautama. Egli nacque in una famiglia di stirpe principesca degli Śākya, reggitori di un piccolo territorio tributario del re di Kośala. Alla sua nascita un veggente predisse per lui un destino a due volti, sarebbe divenuto o re o trovando un mendicante, un cadavere o un vecchio decrepito sarebbe divenuto un ricercatore di verità e del Buddha ossia il svegliato, l’illuminato. Perciò dato che suo padre non voleva che suo figlio divenisse un capo religiose, lo isolò dal mondo esterno, togliendogli ogni suo capriccio, si sposò giovane ed ebbe un figlio; ma ciò non servì a nulla. All’età di 29 anni, egli riuscì a scappare ed entrò a contatto con un vecchio, un ammalato ed un morto. Tutto ciò lo portò a riflettere sulle esperienze umane che vide. Rifletté sul senso della vecchiaia, della sofferenza, della malattia e della morte. In seguito però incontrò un asceta indù che aveva rinunciato al mondo raggiungendo la pace interiore, questo lo portò a mettersi in viaggio nell’India per trovare trovare risposta alle domande esistenziali sulla vita umana.
Durante il suo viaggio incontrò numerosi asceti che vivevano di rinunce, preghiere e meditazione. Così egli per 5 anni arrivò a condurre una vita in cui mangiava solo un chicco di riso e dormendo all’aperto. Però alla fine di questo periodo comprese che questo stile di vita non avrebbe per forza condotto alla saggezza, perciò lasciò la via dell’ascetismo e si mise sotto le fronde di un albero a meditare. Mentre era là egli promise a se stesso di restarci fin quando non avrebbe raggiunto la verità e così fu. Passò ben 7 settimane in meditazione, giungendo all’illuminazione. Infatti durante la sua meditazione vide degli esseri viventi morire e rinascere, alcuni sotto spoglie felici, altri sotto spoglie miserabili per la legge universale del karma secondo cui ogni azione buona o malvagia è ricompensata oppure punita durante la vita in corso o in un’altra rinascita.
Tramite questa esperienza, egli divenne il Buddha.

OSHO
Osho nacque nel 1931 in una famiglia di mercanti. Il ragazzo era sempre stato molto irrequieto e seppur la sua bravura negli studi, raramente frequentò le lezioni.
Secondo quanto raccontò, egli raggiunse l’illuminazione all’età di 21 anni quando anch’egli sedette sotto un albero. Possessore di un’intelligenza straordinaria, durante il suo lavoro universitario, scelse al contempo di viaggiare nell’India per far polemica riguardo determinate dinamiche come il socialismo, le troppe nascite e Gandhi. Secondo Osho ciò di cui l’India aveva bisogno era il capitalismo, la scienza, la tecnologia e il controllo sulle nascite.

– Olistic Path

Pubblicato in: Libri

L’arte di amare – Erich Fromm

Namasté a tutti,
In questo articolo vi parlerò di un libro che consiglio a tutti in quando in esso viene spiegato l’amore attraverso una modalità olistica che integra psicologia, sociologia, cultura e religione.

Erich Fromm è stato un importante psicologo, psicoanalista e filosofo tedesco. Nato a Francoforte sul Meno nel 1900 da una famiglia ebraica.
Nel 1922 ottenne il dottorato in sociologia e in seguito studiò psicologia. Dal 1926 iniziò a esercitare la sua professione seguendo l’approccio psicoanalista ortodosso.
Infatti ebbe modo di collaborare con Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi, il quale editò Imago, la prima tesi di Fromm riguardo la funzione delle religioni.
Egli con la pubblicazione di Fuga verso la libertà viene considerato uno tra i fondatori cardine della psicologia politica.
Infine con la pubblicazione del best-seller L’arte di amare riuscì a riassumere e completare i principi teorici della natura umana trovati in Fuga dalla libertà.
Egli infatti studiò molto l’impatto dei sentimenti, delle religioni e culture nella vita umana.

Ora però, finalmente possiamo iniziare a disquisire un po’ del libro.
L’arte di amare non è da considerarsi un vademecum su come amare, quanto un’analisi sociale della società attuale. Premetto però col dire che le interazioni umane nel dopo guerra erano mutate. Le persone, avendo perso tutto, per recuperare quanto più non avevano, puntavano tutta la loro energia sul lavoro e il grande sogno americano di poter condurre nuovamente una vita agiata, era entrato anche nelle case degli Europei. Detto ciò, nelle menti della gente vi era un senso di alienazione ovvero, di disagio quando l’uomo a causa dell’industria piano piano si allontana sempre di più dalle sue radici naturali.
Il problema è che questa condizione non si è fermata una volta che le persone si sono realizzate, ma ha continuato raggiungendo i giorni nostri. In questa società capitalista, tutto viene fatto per convenienza e affari, anche la scelta della nostra anima gemella. Nulla è più vero, nemmeno un sorriso.

Il libro, infatti, inizia parlando proprio della definizione odierna di amore.

Cos’è l’amore? L’essere amati anziché amare? Ma allora, una domanda sorge spontanea: come faccio a farmi amare?
“Per gli uomini solitamente consiste nell’avere successo, nell’essere ricchi e potenti”, mentre per le “donne è di rendersi attraenti” o, un altro modo è quello sia per gli uomini che per le donne “di acquisire modi affabili, di tenere conversazioni interessanti, di essere utili, modesti e inoffensivi”. Ma davvero l’amore non è altro che un oggettivare le persone e se stessi invece che un’arte da affinare con costanza e determinazione, una facoltà da apprendere?
In fin dei conti come dice Fromm, ciò che “rende attraente una persona, tanto fisicamente quando mentalmente, dipende dalla moda del tempo.” L’amore invece non ha tempo né spazio.
Infatti al giorno d’oggi quando pensiamo di cercare l’amore, non stiamo realmente amando, ma stiamo cercando un oggetto che soddisfi determinati requisiti che ci piacciono. Seguiamo un modello di scambio classico all’interno del commercio e dell’industria in una società capitalista quale la nostra.
Ciò che avviene in seguito infatti è che “una volta che i due soggetti divengono affiatati, la loro intimità perde sempre di più il suo carattere miracoloso”.
Quindi la domanda è: stavi realmente amando anche all’inizio o era solo un modo per compensare il tuo senso solitudine?
Amare è un’arte, e questo lo dice bene già il titolo, però non basta solo teoria e pratica, ma per diventarne maestro indiscusso deve anche diventare la cosa più importante al mondo. Difficile vero? Soprattutto in una civiltà in cui tutto il resto diviene più importante e interessante da apprendere.
Riflettiamo però adesso sul senso di solitudine. Perché questo il bisogno di trovare qualcuno per superarlo è una necessità quasi morbosa? Esistono dating apps, agenzie di incontri, speed dates, matrimoni combinati… Sicuramente non solo per un fattore prole. Il problema è dentro di noi.
Allora ci chiediamo: come possiamo superare questa sensazione di isolamento?
“Le soluzioni sono solo attraverso un lavoro intenso, con la creazione artistica e con la l’amore per Dio e per l’uomo.” Tutto ciò però dipende dal “grado di individualità raggiunto nell’infanzia” e quanto siamo riusciti a svincolarci dal bisogno dei genitori.
Secondo Fromm l’essere umano, anche al giorno d’oggi, usa moltissime modalità per estraniarsi dalla sua solitudine come può essere il lavoro, il sesso, il gruppo o l’uguaglianza, ma attraverso nessuna di queste modalità si sta realmente svincolando completamente da essa e, una volta tornato a casa, la sentirà nuovamente come un senso di vuoto interiore.
Sta proprio qua il problema. Il fatto di essere soli ci porta a ricercare negli altri l’approvazione, portandoci perciò ad eliminare le differenze e questo a sua volta ci rende tutti uguali. Certamente l’essere uguali gli uni con gli altri, non è una cosa malvagia se vista superficialmente. Infatti, in senso religioso essa significa che di fronte a Dio siamo tutti uguali, che siamo fatti della stessa sostanza umano-divina; ma sotto un punto di vista capitalistico significa anche che abbiamo perso la nostra identità, la nostra individualità che ci distingue dagli altri e ciò quindi vuol dire uniformità e non più unione. Come spiega bene Fromm, l’unione raggiunta tramite il conformismo, è superficiale ed è il risultato della routine.
L’unico modo per svincolarci da essa è tramite l’autodisciplina, la concentrazione, il rispetto, la conoscenza e la pazienza, le quali sono tutte cose che non fanno ormai più parte della nostra società troppo rapida e composta da routine a cui dobbiamo attenerci.
Un esercizio pratico che Fromm propone per sviluppare la concentrazione è imparare a stare da soli con noi stessi. Noi siamo ormai da troppo tempo abituati a fare più cose in simultanea, ma l’essenziale sarebbe stranamente isolarsi.
Sedersi in una posizione di relax, chiudere gli occhi e vedere solo il bianco, lasciare scorrere i nostri pensieri e restare in quello stato per 20 min. L’ideale sarebbe ripetere l’esercizio quando ci svegliamo e quando ci corichiamo. In breve solo sviluppando la concentrazione impariamo a stare da soli e quindi ad amare il prossimo; questo perché avremmo imparato ad amare anche noi stessi.

Esistono diverse tipologie d’amore che in seguito vi elenco.

  1. AMORE FRATERNO
    E’ caratterizzato dall’assenza di esclusività ovvero vi è un desiderio di fusione con tutta l’umanità, infatti solo l’amore disinteressato è quello più puro e maturo.
  2. AMORE MATERNO
    In questa tipologia di amore il rapporto tra madre e figlio è diverso rispetto gli altri perché in questo caso si parte da una persona sola, arrivando a diventare due e la madre deve imparare a tollerare la separazione del bambino.
    Infatti per molte è semplice generare affetto finché il figlio è piccolo e ha bisogno d’aiuto, ma solo se essa è in grado di amare il marito, gli altri bambini e tutta l’umanità, quindi anche se stessa, saprà vivere con tranquillità la separazione.
    Ricordiamoci inoltre che questo tipo di amore è l’unico a essere incondizionato. La madre non ha bisogno che il figlio l’appaghi tramite la sua bravura, lei lo ama a prescindere dagli errori che potrebbe commettere.
  3. AMORE EROTICO
    E’ il desiderio di fusione completa con un’altra persona ed è per sua natura esclusivo e non universale. E’ spesso confuso con l’innamoramento quando in realtà l’amore erotico non si limita solo alla sensazione, ma è anche un volere, una scelta e un impegno.
    Per molti l’unione fisica sessuale significa intimità, ma se essa non è svolta provando verso l’altra persona anche un amore fraterno intenso, allora è fittizia e orgiastica. Dopotutto l’amore erotico, per essere vero amore, richiede una condizione: che io ami dall’essenza del mio essere e <<senta>> l’altra persona nell’essenza del suo essere.
  4. AMORE PER SE STESSI
    In questo caso anche l’amore per se stessi come quello per gli altri è esclusivo perché non esiste concetto d’umanità in cui anche io non sia incluso. Ma attenzione a non confonderlo con egoismo in quanto una persona egoista non ha alcun interesse per i bisogni dell’altro, invece proprio nell’amare se stessi si amano anche gli altri, vi è un’equilibrio.
    Infatti è proprio quando vi è disequilibrio che si arriva a parlare di egoismo (io prima di tutto il resto) o altruismo (la priorità sono gli altri, io non conto nulla), ne deriva quindi che il mio io deve essere oggetto d’amore tanto quanto gli altri.
    Solo un individuo in grado di amare in modo produttivo, rispettoso, comprensivo e con cura, può amare anche se stesso. Ma uno che può non può amare gli altri, non può mai amare completamente, nemmeno se stesso.
  5. AMORE PER DIO
    Anche l’amore per Dio non è altro che uno strattagemma umano per superare l’ansia da separazione. In Dio (vale sia per religioni monoteiste che politeiste) viene riversata in esso la figura o materna o paterna.
    Come detto precedentemente la figura materna da ai suoi figli un amore incondizionato, il quale viene dato a prescindere dalle azioni che compie. Essa spesso è confortante e protettiva verso il figlio. Il padre invece essendo la guida del pensiero e dell’azione spinge il figlio a meritarsi gli elogi e di evitare di dargli dispiaceri. Il padre perciò richiede obbedienza.
    Nell’amore per Dio avviene che gli individui che non hanno ancora raggiunto una certa maturità, ricerchino in Dio la figura o materna o parterna. Ma chi invece è riuscito a a stabilire in se stesso sia la figura materna che paterna è riuscito a diventare padre e madre di se stesso e ha iniziato a vivere la religione in maniera più orientale che occidentale.
    In che senso?
    Nel senso che secondo il sistema religioso occidentale l’amore per Dio è essenzialmente un’esperienza di pensiero, di parola. Bisogna fare attenzione a ciò che si dice o si pensa affinché Dio mi perdoni, mi punisca o mi lodi quando sono obbediente. Nelle religioni orientali come quelle indiane o cinesi invece, l’amore per Dio è un’intensa sensazione di unità legata all’espressione di questo amore in ogni atto della vita.
    Perciò il fatto di dare priorità all’azione piuttosto che al pensiero porta ad una maggiore tolleranza perché avvicina l’essere umano con un altro essere umano.

L’amore maturo quindi è unione a condizione di preservare la propria integrità ed individualità. Amore è interesse attivo per la vita e la crescita di ciò che amiamo.

Nella speranza che abbiate fatto assieme a me questo passo in avanti verso l’amore, vi invito a condividere i vostri pensieri con altre persone che hanno scelto di percorrere assieme questo lungo sentiero nel conoscere noi stessi.

– Olistic Path